Lungavia per un sogno 2006

A cavallo dalla Toscana al Rhône-Alpes.

 

Non è facile introdurre un progetto come questo, non tanto per l’infinità di risvolti tecnici ai quali si dovrebbe accennare, quanto piuttosto per quelle che sono le motivazioni personali ed intime che ci hanno portato a “sognare” questo viaggio. Diciamo questo, poiché è molto facile che gli aspetti romantici soggiacenti a una tale impresa la rendano, soprattutto in fase di presentazione, poco realistica o troppo naïve.


Come facciamo a dirvi che partiamo per il Nord perché siamo una coppia innamorata e amante dei tortuosi sentieri nei boschi e del suono di zoccoli sui selciati di lunghe vie? Non ci prendereste sul serio.
Il realismo, la fattibilità, la preparazione tecnica, sono garantiti da lunghi anni di esperienza nell’ambiente equestre e nella vita pionieristica; comunque vorremmo che siano importanti ambedue le anime del progetto: quella sportiva, tecnica, professionale e quella romantica, sognatrice e filosofica.
” Par les prés, par les bois, par les routes et par les champs, nous, nous irons écouter la chanson du vent! “

Giugno 2006

Primi giorni di Lungavia

13 giugno 2006

Ciao Aldino!!!!! Siamo sul lago di Casoli, è un posto splendido incorniciato dalle montagne e con tanto pascolo per i cavalli. La tappa di ieri (la prima vera e propria del viaggio) è stata già durissima, dopo aver sbagliato due volte sentiero, finalmente abbiamo imbroccato quello giusto che si è rivelato però assai arduo fra boscaglia impenetrabile e momenti dove la traccia non si vedeva più lasciandoci stanchi e sconfortati. Dopo tanta fatica e molta apprensione per le sorti della tappa questo infido sentiero si è fatto di colpo “magno” con tanto di lastricato e piccolo ponte romano sull’allegro ruscello, è stato il nostro ingresso trionfale a Crasciana paesino arroccato e prezioso nello scrigno dei monti.

Crasciana, Casabasciana, Casoli: è un’ippovia comoda e interessante con le sue chiesette nel bosco e tanti enormi maiali che all’inizio spaventavano un po’ la compagnia.
A proposito della compagnia Bukara, Buontempo, Favilla e Hispalis si sono rivelati incredibilmente già esperti, anche sui selciati alieni, questi animali hanno un senso per comprendere e calarsi nelle situazioni che ancora oggi mi lascia stupito!

Un saluto enorme a tutti quelli che ci vogliono bene e un invito a scriverci che più si andrà in là e più farà piacere sapere che ci sono.

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15 giugno 2006

Messaggio di Clara

Ciao a tutti!!!!! Siamo partiti per la Lungavia ed il viaggio è iniziato subito tosto, con tanti alberi caduti su sentieri nascosti, strade sbagliate, tronchi da segare (meno male che abbiamo Riccardo l’uomo “jungla”), i cavalli sono incredibilmente bravi e coraggiosi e sono anche in grandissima forma! Io mi preoccupo sempre per loro, ma alla fine arrivo la sera ben più stanca di loro! La squadra Riccardo, Hispalis e Buontempo sono delle macchine per macinare chilometri, occhi rivolti verso Nord, non pensano ad altro che a camminare e andare avanti e ancora di più e non sono mai stanchi… Invece noi, Favilla, Bukarina ed io, siamo un po’ più interessate alla bella erba, alle fragoline di bosco e alle pause: mangiare e riposare… arriviamo in posti fantastici dove vorremo rimanere per un po’… Lunedì sera eravamo al lago di Casoli dove tutta la notte abbiamo goduto di un concerto di ranocchie che non finiva mai. Martedì ci siamo impelagati in un sentiero difficilissimo, tutto in discesa con pietre grosse e terra scivolosa, c’erano alberi caduti ovunque e rami dappertutto, le bisacce hanno un po’ subito, non si poteva tornare indietro e sembrava impossibile andare avanti, ma i cavalli c’è l’hanno fatta, sorprendendoci un po’ a dire il vero… A un certo punto c’era un tronco alto sul sentiero in discesa, sembrava pericoloso, quindi Riccardo l’ha dovuto segare, e dopo grande fatica, ha fatto passare Hispalis, dietro c’era Buontempo che non ha neanche guardato il passaggio aperto, senza rincorsa ne’ nulla ha saltato il grosso tronco in discesa con tutta la sua bardatura, troppo bello! Sono molto più forti di quel che pensiamo… Anche la Bucara, ero convinta che ci dovessimo adattare alla sua andatura, invece mi sa che ci adatteremo alla mia, faccio un po’ di fatica a volte… L’importante è non lasciare che la

stanchezza si trasformi in nervoso, ma Riccardo è molto bravo a tirare su il morale della squadra, e anche i puledri con i loro scherzi e musetti così dolci… Stasera siamo in un posto bellissimo, una casina su in montagna con un bel pascolo tutto recintato, abbiamo sciolto i cavalli che giocano alla grande, galoppando su e giù, si vede che sono in forma… E poi sono super appiccicosi, vengono sempre intorno a noi a curiosare, a mettere il muso dentro la tenda oppure ci stanno vicini per prendersi un po’ di coccole…

Ora c’è da fare il fuoco che la sera arriva il fresco, e così ci facciamo un po’ di bruschette… Un saluto a tutti e grazie per le vostre mail e per seguirci, ci fa tanto piacere!!
A presto per nuove avventure…

Un po' di strada alle spalle...

16 giugno 2006

Stiamo finalmente mettendo un po’ di strada alle nostre spalle! Mi piace il fatto che stiamo “materialmente” aprendo una via, purtroppo molti antichi sentieri di media altezza sono allo stato di totale abbandono e pensare che erano lastricati e con tutti i murettini a secco, oggi quelle pietre faticosamente portate e lavorate occupano i sentieri, ormai scalzate, rendendoli ciottolosi. Ma quanto è bella quest’Italia vista dalle sue montagne! Andiamo per ordine però ci sarebbero così tante cose da dire…

Lago di Casoli – Monte Prato Fiorito

La mattina non riusciamo a partire mai prima delle 11 e pensare che alle 7.30 Clara è già fuori che sgambetta a legare i cavalli a corda lunga e liberare i puledri. Smontare, ribardare e bisacciare richiede ancora due ore di lavoro in due (pulizia cavalli compresa) un inferno, poi piccola colazione ricerca informazioni e si va per strada.

Il tratto Casoli-Ponte Nero è stato durissimo una discesina sulla carta da non più di 20 minuti si è trasformata nella giungla vegetale di alberi caduti a intralciare come una orrida ragnatela ogni nostro passo e tutto questo in una pendenza notevole. Arrivati quasi in fondo ci siamo fermati in una pinetina a riposare tutti esausti, solo allora mi sono reso conto della squadra che avevo per questo trekking! Il materiale ha subito di più, le bisacce in cuoio niente, ma il materialino delle bisacce di Buontempo ha avuto qualche cedimento. Il pomeriggio però ci ha ripagato un po’ a piedi e un po’ a cavallo ci siamo fatti tutto il tour del Monte Prato Fiorito che è la più bella ippovia che io abbia mai fatto fino adesso. Purtroppo però eravamo tutti stanchi morti e non ce la siamo prettamente “goduti”! La sera, dopo la visita a un pastore che vive come nelle favole, con tanto di albero contorto e casina tutta annerita dal camino, e dopo avergli comprato due forme di formaggio (già finite!), ci siamo accampati in un pascolone lungovia con alberi ad ombrello sparsi qua e là e pietre affioranti come se qualcuno le avesse sparse con un’enorme mano. Il campo era graziosissimo nonostante il cottume generale per una tappa estenuante (9 ore con 1 di pausa) e i cavalli hanno potuto brucare tre ore buone alla corda lunga anche se i pascoli dove ci vanno anche le capre non li fanno impazzire e a dire il vero neanche a noi visto che sono strapieni di insetti e bestiacce.

Stasera invece stiamo come dei signori, pascolo tutto recintato, 1300m, fuoco acceso e cavalli liberi senza cavezza! Domani attacchiamo il vero Appennino, saliremo verso i 1600 e ci terremo sulla destra la vera montagna fino alla Cima Vetricia.

Ore 11 di venerdì 16. Siamo pronti a partire in “perfetto orario”, i cavalli hanno fatto festa al pascolo tutta la notte e ora Bukarina dorme e russa sdraiata. Stasera dovremmo essere al rifugio Vetricia speriamo bene sulla carta è una tappa non troppo impegnativa di massimo 6 ore!
Un abbraccio a tutti.

18 giugno 2006

Oggi riposo! Soprattutto per noi visto che i cavalli sembrano tutti in forma esplosiva. La gioventù (Bukara, Buontempo e Favilla) luccica al tramonto come se non avesse camminato, i piedini di Bukara stanno bene prima di tutto perché e diventata maestra a metterli sempre sul buono e poi anche perché questi sentieri fra le faggete offrono spesso un morbido tappeto di foglie secche. Da quando siamo partiti da Foce a Fobi i faggi hanno accaparrato tutto il territorio rendendo la nostra via ricoperta da un alone irreale, faggete immobili e silenziose, lunghe vallate scoscese ricoperte da velluto rosso, radici ovunque fantasiose ed inquietanti, e se alzi gli occhi un timido sole si batte fra le foglie verdissime e l’argento dei tronchi. Poi l’acqua, scende ovunque, filtrando dalla terra oppure saltando allegra fra i sassi, crea insenature scure sul tappeto rosso e i massi bizzarri atolli.

Sono state due tappe così e rispettivamente Foce a Fobi-Bassa del Saltello (16),
Bassa del Saltello-Segheria Abetina Reale (17).
Alcune annotazioni sparse. Dopo una settimana ritengo che il ritmo giornaliero sia ormai stabilito: sveglia alle7.30, partenza alle 11, pausa “casse-croûte” di una ora alle 14, e infine arrivo verso le18-18.30 salvo menate. Nonostante tutto è una buona ripartizione della giornata i cavalli hanno tanto tempo per mangiare mattina e sera e in montagna si cammina bene anche dalle 11 all’una. Arrivati al Rifugio La Vetricia (il gestore Bino è molto simpatico e cucina bene!) ci siamo accorti che Buontempo aveva perso un ferro dietro! Menata! Abbiamo optato per scalzare anche l’altro posteriore operazione che ho vissuto con un po’ di stress poiché non avrei voluto in nessun modo strappare o rovinare l’unghia. Per fortuna tutto bene e dopo un po’ di strada inizio a pensare (come ha sempre detto Clara) che forse ce la può fare anche scalzo ad arrivare in Francia, vedremo! Comunque le ultime due tappe abbiamo montato a cavezza che ci sembra più consono alla filosofia generale della spedizione cavalli sono sorprendenti, sempre di più mi rendo conto di come siano fatti più per questo tipo di vita che per quella che normalmente gli facciamo fare. Un consiglio a tutti i cavallai amici: non date prodottini anti mosche ai vostri amici gli fate del male non sviluppano più a dovere le difese cutanee necessarie e non irrobustiscono i muscoli della coda così la prima volta che si trovano in un bosco sotto l’attacco di mosche tafani e zanzare non saranno protetti. Da quando siamo partiti siamo più o meno puntualmente seguiti da un cospicuo numero di insetti volanti di vario genere e i cavalli luccicano come se li avessimo lustrati!

19 giugno 2006

ore 9.20:
Stamane per la prima volta da quando siamo partiti mi ha aggredito la sensazione di quello che realmente stiamo facendo. Eppure questa prima settimana passata in apnea a scappare il più lontano possibile è andata bene, i passaggi difficili sono passati, i piedi dei cavalli stanno bene e Clara più si va avanti e più si faforte e decisa.
Stamattina mi sento davvero sulla Lungavia e questa sensazione mi si è piantata nel basso ventre come unapietra calda e spigolosa. Ce la farò a portarli tutti in Francia?

ore 18.58:
Ciao a tutti siamo al rif. Bargetana (1700 m) e l’atmosfera si fa di vera montagna, vette spoglie e canaloni con vecchia ma persistente neve.
Domani affrontiamo il nostro primo crinale fino al passo di Pradarena, speriamo che il tempo ci assista ogginon è stato un gran che e lassù il vento e la pioggia fanno freddo e paura. Comunque ci hanno assicurato che è un crinale “fattibilissimo” a cavallo e che molti di queste parti lo fanno, domani vi farò sapere come sela cavano dei cavalieri padulini su di un crinale a 1800m! A presto”

ore 19.05 (Clara):
Una settimana ormai che siamo sulla nostra Lungavia, non siamo più in partenza ma in strada, la cosa si sta facendo seria! Poi ora inizia la salita della montagna, stasera siamo in un rifugio a 1700 m, la Bargetana, tutto circondato da cime un po’ innevate e domani attacchiamo il crinale salendo ancora. Abbiamo provato a posare gli zoccoli sulla neve come gesto simbolico, ma i cavalli non erano per niente d’accordo e hanno fatto salti da capriolo pur di non metterci i piedi! Comunque, ci saranno di sicuro altre occasioni! Forse anche troppe se c’è già neve qua, cosa sarà sulle Alpi?
I cavalli sono in super forma, stasera stanno anche un po’ esagerando, Riccardo mi aveva detto “cerchiamo stavolta di non occupare tutto il terreno con i nostri cavalli”, ma loro invece si sono impadroniti di tutto il rifugio. I due puledri che lasciamo sempre sciolti erano curiosi di tutto e con grande voglia di giocare, era un po’ che giravano vicini alla casa, quando sentiamo un gran rumore dalla porta di dietro: era Bucara che era entrata in cucina, seguita da Buontempo che la spingeva! Meno male ai gestori piacciono i cavalli e ci siamo fatti una risata. Dopo di che, per continuare lo spettacolo, Favilla si era sciolta e quindi tutti e tre “la gioventù” hanno fatto ben 20 minuti di

galoppo su e giù, gara di velocità, piaffer, passage, e altre arie di alta scuola eseguite con le narici dilatate e soffiando forte. Che bello! Ci siamo detti che forse, se incrementiamo troppo il nostro budget, potremo fare qualche spettacolo per guadagnarci il pane con questi animali da circo!!!

Primo crinale, prima paura!

21 giugno 2006

Primo crinale prima paura, ma andiamo con ordine: al rifugio la gestrice ci aveva detto che il sentiero del crinale che parte da lì (Romecchio, Le Porraie, P.sso di Pradarena intorno ai 1800m) è spesso frequentato da cavalieri della zona, quindi si è deciso, visto che tanto prima o poi ci sarebbe toccato, di provarlo, con grande risparmio di tempo sulla tabella di marcia.
Iniziamo la tappa su di un bel sentierino frizzante fra i più bei mirtilleti che io abbia mai visto, l’intera montagna ne è ricoperta. Si esce e si entra nel bosco di faggio, la strada sale giudiziosa e noi dietro di lei, siamo tutti allegri perché il tempo è bello e il panorama perfetto. Siamo in formazione tipo Clara monta Favilla poi la piccola a lunghina, dietro noi, il grosso dell’artiglieria. Buontempo appare subito un po’ appannato (ieri sera ha fatto con la “gioventù” uno spettacolo sul pascolo del rifugio di cui spero di avere il tempo di scrivere) lo sento incespicare un paio di volte e non è da lui, il sentiero però sale deciso e spettacolare, la situazione è sotto controllo e noi sempre sorridenti. Piccolo passo: a sinistra le Apuane con la loro livrea nevosa anche d’estate, dall’altra l’Appennino Emiliano con il suo Parco del Gigante.
C’è un segnale a terra non leggibile, Clara ha già imboccato la lingua di sentiero serpentino sulla sinistra, sembra un taglio di lama sulla costa del monte ripidissimo e sommerso dai mirtilli e sembra quello più logico. Io arrivo da dietro ho forte un dubbio mi fermo dove c’è giusto lo spazio per i piedi di Hispalis e per il segnalino di legno rotto, fermo Clara, srotolo la carta, c’è vento, ci rendiamo conto che girarsi sul sentiero era diventato quantomeno impegnativo, la fermo con la voce, mi seduce il sentierino sulla sinistra, lei fa girare il cavallo faccia a monte, l’animale soffre e scivola, lei grida ma tornano verso di noi. Siamo tesi ora niente più sorrisi ci rendiamo conto di essere in una trappola d’altezza dove se ti imbocchi puoi solo andare avanti! Il sentiero buono era quello fra i mirtilli quello di Clara e Favilla, saliamo decisi la terra lascia in breve il posto
alle pietre, insidiose dolorose, il panorama si trasforma in ansietà d’altezza, si susseguono passaggi dove spero solo che tutti mettano bene i piedi, poi il sentiero rasoio insidioso pericoloso fa un giro intorno a un crostone, è la sommità delle Porraie (1800), la carovana passa lì dietro, la vertigine mi assale passo in apnea su di un paio di massoni, non penso a niente non penso a Clara o ai cavalli, smetto di percepire le minime sollecitazioni della lunghina, penso solo agli zoccoli della mia cavalla bianca pesanti come le pietre del monte. Poi sento la corda di Buontempo scivolarmi dalle dita come lampo ardente, è un incubo, non è vero, mi volto di scatto e lo vedo cadere con più solo le ginocchia sul minuscolo sentiero: “è andato Buontempo!
La mia voce è più veloce di me non ho neanche il tempo di fotografare con gli occhi la situazione, che lui si da un colpo di reni prodigioso e con tutta la bardatura è di nuovo sul sicuro. Clara si volta, li per li non capisce ma la mia voce aveva il tono della disperazione, lo vede già al sicuro ma
sbalza di sella e, su di un minuscolo spiazzo aereo, prende Favilla Bukara e Ispalis visto che io ero visibilmente scosso. Buntempo arriva poco dopo con la sua lunghina penzoloni, io sono a terra e lo prendo ha un paio di ferite evidenti ai posteriori, mi sono cagato addosso!
Clara forse perché non ha visto la scena (ma ve lo assicuro l’ha vissuta!) è stata freddissima e prontissima rasserenando l’ambiente in maniera impeccabile.
Il resto è più tranquillo ma un grosso ramo di faggio cresciuto orizzontale a mezz’altezza a fondo sentiero che ho dovuto segare ci ha dato la certezza definitiva che da un bel po’ di tempo nessun cavallo frequentava quel crinale!
Per la cronaca al rifugio di sotto il gestore ha fatto un vago riferimento a un fantino morto su quel crinale qualche anno prima e al fatto che da allora nessuno lo fa più a cavallo preferendo la più lunga ma più comoda ippovia a mezzacosta.
Comunque un’ampia fontana intagliata in un tronco con acqua gelata ci ha dato la possibilità di

medicare adeguatamente il povero Buontempino che è stato bravo come al solito, poi un’oretta e mezza di buon sentiero largo e comodo per arrivare al Passo del Lupo 1400m dove siamo comunque arrivati presto (17.30) e anche se non sarà il passo più bello dell’appennino c’è pascolo a sufficienza per quattro cavalli e un po’ di legna per un fuocherello pacificatore!

A presto.

28 giugno 2006

Ciao a tutti! Prima del ormai doveroso aggiornamento vorrei di cuore ringraziare TUTTI VOI che ci seguite con tanto affetto, sembrano parole banali ma non potete capire quanto sia importante per
noi sapere che ci siate! Leggere la mail quando c’è campo ci rifocilla lo spirito anche perché la montagna è vuota, gli incontri sporadici e poco stimolanti finora! Grazie tante.

La settimana più dura:

Vorrei tranquillizzare gli amanti dei cavalli: i nostri stanno benissimo! I piedini di Bukara sono più duri e più lucidi delle pietre di ruscello e le ferite si rimarginano con una velocità impressionante. Tre volte la settimana applichiamo olio d’oliva sui piedi di tutti estremamente idratante e nutriente nonché facile da reperire. La nostra buona stella fino ad ora (anche nei momenti più bui) ci ha sempre regalato pascoli abbondanti e le bestie sembrano non soffrire affatto della mancanza di mangime, sono belli grassi e lucidi.

Inoltre adottiamo ormai regolarmente la “tappa a piedi” con grande beneficio sia per noi che per loro che per Buontempo visto che le sue bisacce le portano Hispalis e Favilla mentre lui viaggia nudo.

Capitolo insetti:

Di questa durissima settimana passata forse zanzare e tafani hanno giocato un ruolo preponderante nell’innervosire all’inverosimile la comitiva. Oltre alla quantità anche gli orari di queste bestiacce sono strategici: la mattina quando si rimonta il campo e si sella e la sera quando si compie l’operazione contraria.

Immaginatevi di arrivare la sera distrutti, di sapere di avere almeno un’altra ora di lavoro per accamparsi e di doverlo fare sotto l’attacco massiccio e famelico di zanzare e tafani! Grazie a Dio, quando cala il sole e l’atmosfera si tinge di crepuscolo il banchetto finisce, i cavalli sospirano e pascolano tranquilli e indolenziti dalle salite della giornata.

Dicevo la settimana più difficile anche perché il lavoro di pulire e bardare i cavalli, smontare tenda e campo e tutte le operazioni da svolgersi ogni arrivo e ogni partenza, sono ciò che più pesa nell’economia di una giornata di trekking; d’altro canto il fatto che si utilizzi ad ogni campo il 90% del materiale mi fa capire che tutto ci è indispensabile. Siamo una carovana e come tale lunga da mettersi in moto, spesso quando finalmente siamo sulla via, ci viene naturale intonare le note dell’Armata Brancaleone: “Branca, branca, branca, leon, leon, leon!”

Settimana dura perché la montagna è dura e mal organizzata, i rifugi finora incontrati ci hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca, gestiti più come dei ristorantini, atmosfera individualista poco fatta per lo scambio tipico invece della montagna.

Lago Verde:

Comunque per chi pensasse che le nostre sono solo avventure faticose vi vorrei raccontare della sosta al Lago Verde (1500m) uno dei primi che si incontrano dopo il parco del Gigante nel parco 100 Laghi. Si parla di mercoledì 25. Tappa subito durissima quando il giorno prima dopo Cerreto d’ Alpi ci eravamo persi e avevamo dormito senza sapere dove fossimo in un pascolino basso e pieno d’ insetti ultimo rifugio di una giornata passata a fare su e giù inutilmente dalla

montagna. Ci andiamo a impelagare su di un sentiero ovviamente “consigliatissimo” che si inerpica a zig zag su di un versante scosceso e boscoso: la pendenza, i sassi scivolosi coperti dalle foglie secche come trappole invisibili e letali tutto quello che ci deve essere per un cocktail pericoloso! Era una tappa a piedi e verso metà salita, quando le gambe non reggono più e la concentrazione è annebbiata dal sudore che ti gocciola sugli occhi, Bukara lasciata libera da lunghina scivola e si taglia sul nodello dx posteriore. La ferita li per li buttava molto sangue vista anche la pressione della salita ma si rivelerà in seguito solo superficiale.

Comunque riusciamo ad arrivare in cima snervati ed esausti scendiamo sul versante opposto che pare subito essere più clemente: l’inferno è passato ora si va al purgatorio. E proprio così dopo una discesa fatta spesso come sugli scii arriviamo ad un lago, morto e tetro, di acqua grigio scura, un enorme tronco morto galleggiava immobile al suo interno, posto da brividi in un buco della montagna (Lago Scuro 1300m). Poi la via si va aprendo e si fa un grosso sentiero sassoso che sale il prossimo versante. Abbastanza comodo ma con una pendenza stronca gambe. Volevo arrivare al Lago Verde, mi dicevo se è verde ci sarà pur del pascolo, e mentre salivamo chino e stremato ripetevo nella mia testa “vedrai che ci sarà pascolo, vedrai che ci sarà pascolo” anche perché qualche paesano mi aveva detto che li su pascolo non ce n’era. Quando ormai la fatica aveva preso totalmente il sopravvento si apre a noi un posto da fiaba: un grande e rotondo lago incorniciato dalle montagne e contornato da una corona di verde erba tempestata di fiori variopinti come gemme preziose. Lago Verde però non per i pascoli ma per l’acqua: smeraldina e invitante.

Tristi montagne di Lungavia

30 giungo 2006

Pensavo che la natura e l’esperienza che stavamo per vivere sarebbero stati diversi dalla vita “normale”. Pensavo che l’essere umano, spogliato dalle esigenze futili, caricato solo di quelle sostanziali, immerso in un contesto primigenio antico vicino alla terra, si sentisse più in equilibrio, più vicino al suo vero essere. Mi sbagliavo, la vita è una e ha le stesse regole ovunque e per tutti è solo sul sentiero da prendere che possiamo al limite scegliere. Il pascolo più bello é anche quello con più tafani, la giornata più limpida è anche la più calda per sellare i cavalli e la montagna sale e scende sempre con fatica. La nostra vita sulla Lungavia è uguale a quella di tutti

noi, agrodolce come i crinali di miele e pietre dell’Appennino.
Pensavo a tutto questo già prima che la tragedia di ieri ci investisse, lo pensavo quasi a sera, finalmente fermi in un posto ideale, sole paterno di tre quarti ad accarezzare la coccia pascolosa del monte Molinatico, acqua, faggi a protezione della tenda e fragole del bosco ovunque come rosse promesse. Fragole amare.

27.6.06

Ore 19.50. L’accampamento è pronto, Clara ed io ci siamo lavati e siamo felici di essere in quel posto perfetto con pascoli enormi e sicuri e con l’acqua. Hispalis e Favilla a corda lunga e i puledri liberi di esplorare, come tutte le sere.
Clara trova un campo impressionante di fragole del bosco io provo a fare qualche telefonata poi la sento urlare! Corro sono vicino e la trovo china su Favilla che è buttata giù. La sleghiamo e la facciamo alzare, è molto strano non è incordata non ci sono sassi ma la cavalla era in terra, in quella posizione l’unica sofferenza visibile era forse la cavezza stretta alla gola. Ma la cavallina è in piedi cammina per venti minuti come se fosse ubriaca poi scappa dalle mani di Clara e corre verso i puledri, un primo lampo di speranza lascia subito il posto all’angoscia di vederle fare movimenti inconsulti e convulsi prima di farsi riprendere.
Chiamo il Dott. Lossi, siamo in preda al panico, sconvolti e soli sulla montagna e il buio sta per arrivare. Il veterinario dice subito 20cc di Voren (cortisone) in vena ma è più facile a dirsi che a farsi ho le mani di pietra, il cuore di pietra e il cervello liquido, comunque è andata ma la cavallina non sta meglio anzi si accascia e non si rialzerà più.

Alle 23.30 il primo veterinario riesce ad arrivare qua su, la cavalla è in uno stato di semi coma, respira debolmente e il battito è al minimo, non siamo neanche riusciti a tenerla in posizione sternale per favorire i polmoni e il cuore. Il dottore gli fa 40cc di DesaShock un’ altro cortisonico ma molto forte, Favilla reagisce appena, sembra stare un po’ meglio ma resta implacabilmente stesa. Il dottore mi prende da parte non oso guardare gli occhi di Clara, mi dice che la cavalla è spacciata e che forse se fosse sua la sopprimerebbe, dice che è tutto molto strano ma tutto lascia pensare ad uno schock anafilattico e di conseguenza qualche risentimento celebrale. Sono stravolto. Con Clara decidiamo comunque che vogliamo aspettare il mattino visto che la cavalla è viva e respira.

Le poche ore che abbiamo dormito Clara ha sognato tutto il tempo di alzarsi e vederla pascolare tranquilla, per me la notte è stato solo un buco nero.

28.06.06

Alle sei del mattina l’alba non è di speranza ma di pianto fra le montagne, Favilla giace ormai da tutta la notte e le sue speranze sono pochissime, ma è ancora viva quando alle 11.30 arrivano altri due veterinari.
Hanno fatto di tutto, due medici molto diversi ma un equipe davvero formidabile. Grazie!

Ma Favilla non ce la fa non si rialza nonostante le flebo e le iniezioni nonostante i massaggi e le cure. Eutanasia. La diagnosi accreditata è shock anafilattico dovuto a puntura di qualche insetto al quale la cavallina era allergica. Si è fatta l’ipotesi di avvelenamento da ingestione di piante nocive, ma qui su sembrano non essercene e per come è stata la gestazione della cosa si è pensato anche alla vipera, ipotesi però poi scartata.

Ci sono cose, immagini di quella notte e quella mattina dove siamo rimasti soli sulla montagna con la nostra cavallina in agonia che rimarranno per sempre tizzoni accesi nelle mie viscere, ma domani è un’ altro giorno di Lungavia domani è di nuovo vita.

29 giugno 2006

(Clara) Passo del Bratello

Ciao a tutti. Grazie per i vostri messaggi di sostegno, anche se non c’è niente da fare e anche se a volte i vostri messaggi mi fanno tornare il dolore più vivo, in fondo ci aiutano un po’, sappiamo di non essere da soli a soffrire e la vostra amicizia ci solleva. Ho già raccontato com’è andata in francese, tanto ci sarà Riccardo per dirlo a modo suo in Italiano. Io vi volevo ringraziare e dirvi che comunque sia saremo forti e penso che supereremo questa tristezza nel viaggio. La nostra Lungavia deve continuare, ne abbiamo sempre voglia e bisogno, io penso che non ci sia miglior modo per buttare giù questo colpo durissimo della mia dolce Favillina. Cosi domani mattina ripartiamo per i sentieri, con la squadra più piccola, ci manca già tantissimo la Favilla, mi sembra che siamo pochi, ma ce la faremo. Partiremo a piedi, non saremo più cavalieri ma conduttori di animali, e insieme a loro cammineremo sempre nella stessa direzione, verso i nostri sogni.

Luglio 2006

1 Luglio

Abbiamo appreso con tristezza scaricando la mailche c’è qualcuno anche molto vicino a noi che forse non riflette prima di scrivere.
Capisco che la notizia di Favilla abbia sconvolto tutti ma certe frasi suonano qui fra le montagne più come insinuazioni che come consigli.
Lo sappiamo da soli che sull’Appennino non ci sono i mamba
o gli scorpioni! E che si possa pensare che Favilla fosse assetata o affamata o debilitata dalle fatiche è assurdo per chi ci conosce come uomini di cavalli e come uomini!
Vi assicuro che ci accorgiamo quando il nostro cavallo ha sete o è affaticato, l’unica cosa che non è mai mancata in quasi tre settimane sono l’acqua e ipascoli, inoltre essendo in montagna la temp eratura è stata sempre gradevolissima per camminare.
La buona metà del percorso (tanto per spremere di più i cavalli) è stata fatta da noi a piedi.
Ma Favilla è morta lo stesso e tre veterinari di questi luoghi hanno detto la stessa cosa e hanno visto gli altri cavalli e sapevano che volevamo continuare.
Non serbiamo alcun rancore per nessuno questo è chiaro ma chiediamo attenzione perché in queste valli ancora di dolore le parole hanno lunghe eco e a volte anche se l’intento è onestamente buono fanno male!
Vorrem mo allegare di seguito la mail di una ragazza che ci ha incontrati solo pochi giorni prima che vale molto più di mille parole…
Da:
Licia Podda
Oggetto:
Un abbraccio da Licia
Ciao,
Torniamo oggi dal rifugio Bargetana, dove io e Marta siamo andate per controllare le nostre primule…
Non so se vi ricordate dinoi, quelledue biologhe di Bologna. Abbiamo letto sul librone del rifugio l’indirizzodel vostro sitoe mi sono permessa di venire in rete per sapere di voi.
Mi aveva molto incuriosito, affascinato ed impressionato la luce che  c’era nei vostri occhi e l’entusiasmo nel vostro cuore…
Purtroppo leggo ora della vostra Favilla.
Ragazzi coraggio!
Il vostro amore (che emettete da tutti i pori) vi rafforzerà e aiuterà in
questo momento buio buio buio…
I vostri cavalli sono felicissimi di essere con voi in quei posti…io li
ho visti correreal rifugio Bargetana…non c’è alcun dubbio…tenete duro siete bellissimi, mi avete lasciato davvero gioia e amore nel cuore!
Cercate di trovare la forza necessaria a superare questo dolore e continuate a guardarvicon quellaluce meravigliosa!
Vi abbraccio
Licia Podda
Dip. Biologia Evoluzionistica Sperimentale
Università di Bologna
4 luglio 2006

Section 2

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Viaggi a Cavallo e Avventura