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Tempesta!

Ebbene ci siamo! Domattina si parte per la Lungaviae mentre stiamo al calduccio del nostro letto, fuori piove e tira un’aria di tempesta.
Penso a cosa avremmo fatto se ci fossimo trovati l’altro ieri al Lago dei Salici dell’amico Piero che avrebbe dovuto ospitarci, penso al terrore di chi ha visto avanzare l’inferno d’acqua e vento e grandine, penso alla furia di un evento che tutto é stato tranne che naturale, penso ad un’estate mai arrivata, al cielo della Valdinievole perennemente striato di scie, al continuo susseguirsi di disastri atmosferici da nord a sud del nostro           martoriato stivale, penso che siamo in guerra e che queste siano prove tecniche di devastazione. 

Da domani è Lungavia!!

Recinto elettrico da escursionismo equestre

Una delle difficoltà maggiori nell’affrontare una lunga percorrenza equestre, che richiede pianificazione ed esperienza, è sicuramente l’alimentazione dei nostri compagni d’avventura.
Non racconterò adesso quanta finezza ci voglia nella scelta               quotidiana del punto sosta per la notte (le variabili sono molteplici e richiedono una trattazione a parte) ma facciamo conto di trovare un buon posto, con un bel pascolo e magari con una fonte d’acqua; con che sistema lascio i cavalli a rifocillarsi?
É da escludersi a priori il someggio di sacchi di mangime, soprattutto in una formazione come la nostra di due cavalieri più basto, perciò veloce e relativamente leggera, che non ha né  spazi né forza motrice per le pesanti granaglie. Quindi non solo la scelta deve ricadere tutte le sere su luoghi con pascolo il più abbondante possibile ma bisogna anche fare in modo di non viaggiare più di 6 ore al giorno, per           permettere un ampio margine di tempo utile ai cavalli per riposare e per nutrirsi.

Esistono svariati modi di lasciare i cavalli al pascolo durante le soste, si passa dalle pastoie (tanto care nelle sterminate praterie della Pampa argentina) alla “corda lunga” utile ma pericolosa, alla “corda tesa” sia alta che bassa, ed ognuno ha i sui pro e i suoi contro, ma quello che io preferisco resta il recinto elettrico portatile, prima di tutto per i vantaggi per lo stazionamento dei cavalli.

 

I suoi detrattori dicono che il kit sarebbe pesante e laborioso da montare, cosa che in parte è vera, ma i vantaggi sono talmente tanti che valgono poco peso in più e un po’ di lavoro aggiuntivo per i cavalieri. I cavalli dormono sostanzialmente in libertà, il che permette loro di muoversi tutta la notte e sgranchirsi le gambe dopo le fatiche della giornata. La vita sociale dei nostri compagni quadrupedi sarà molto più soddisfacente  se si monta un bel recinto grande in un            pascolo azzeccato, e anche la loro cena sarà gradevole e ricca.
Alcuni dicono che non è sicuro perché i cavalli tendono a scappare. In qualche caso è successo. Ma nella mia esperienza è stato così raro (e sempre solo un cavallo alla volta) che francamente non lo definirei un metodo poco sicuro. Certo la presenza di un cane come la nostra Nina, che ci avvisa ad ogni movimemto sospetto e controlla tutta notte che la situazione sia tranquilla, aiuta a minimizzare le fughe e ad esserne avvertiti.
Una malizia ulteriore è applicare un campanaccio da pecore al soggetto più dominante del piccolo branco. Ciò permetterà di essere cullati da un dolce lento scampanellio e di individuare anche al buio o dalla tenda, eventuali movimenti inconsulti o allontanamenti.


Ma veniamo al kit che noi porteremo in Lungavia. Prima di tutto dico che l’elettrificatore in nostro possesso non è né il più piccolo, né  il più leggero, né il più potente, e neanche il più moderno, ma è sicuramente molto resistente ed essendo alimentato da grosse pile torcia (ecco il peso!) ha una durata lunghissima sicuramente più di quattro mesi acceso tutti i giorni, comprovato sul campo.
Delicata è stata la scelta e la costruzione dei picchetti, che saranno sei. Sono in alluminio, formati da tre elementi che si uniscono a baionetta tramite un elastico interno, proprio come le stecche delle tende da campeggio. Un solido doppio picchetto avvitato fa da punta da infilare nel terreno.
Vedremo sul campo l’effettiva tenuta e praticità di questi picchetti autoprodotti.
Peso complessivo del kit (comprensivo anche di rocchetto di filo, isolanti, spaghi per ancoraggio filo ad arbusti, rami, alberi, ecc)
2,8 kg. tranquilamente abbattibile a 2kg con un electrificatore più leggero.

Iphone da trekking

La multimedialità degli smartphone moderni offre (almeno sulla carta) potenzialità enormi per una lunga percorrenza a cavallo.  Nel nostro caso si tratta di iphone 5 artigianalmente trasformato per un trekking.

Il tipico problema della scarsa durata della batteria é stata aggirata con una cover-accumulatore la quale funge anche da protezione. Un laccio é stato applicato per poterlo portare al collo sperando di aumentare la comodità nella lettura e la sicurezza se ci sfuggisse di mano.

Il gps tramite l’applicazione motionx gps su cartografia openstreetmap offre opportunità fino a poco tempo fa impensabili che vanno ben oltre il puro orientamento.  Sarà possibile condividere i percorsi giornalieri con un click ed avere statistiche precise di viaggio che risulteranno utilissime in fase di rielaborazione.

Inoltre una foto scattata sarà immediatamente disponibile per essere modificata e inserita nel blog o sui social, nonché tramite il cloud subito presenti sugli altri device. Un vero e proprio computer di bordo.

Ovviamente tutto questo va verificato sul campo! La tenuta effettiva dello smartphone in condizioni difficili, l’effettiva ergonomia durante la lettura della carta, l’obbligo di “avere sempre batteria” per potersi orientare, l’obbligo di essere sotto copertura 3G per utilizzare tutte le funzioni, sono dubbi a cui solo il viaggio darà una risposta. In tutti i casi mi porterò anche una cartografia tradizionale, con bussola e altimetro come ai vecchi tempi!

Ultima settimana! Ultimi preparativi!

Finalmente siamo riusciti a fare una “prova generale” con il basto in versione praticamente definitiva! Tutta la fatica spesa a contenere i pesi e ad ottimizzare gli attacchi delle bisacce sembrano aver dato un buon risultato, il basto é stabile e piuttosto compatto ed Amelie sembra muoversi a suo agio. Siamo tornati ad una coperta più grossa, più protettiva in lana spessa sempre di tipo americano. Solo qualche altro dettaglio e poi avrò fatto tutto quello che è nelle mie conoscenze e possibilità, oltre solo i lunghi chilometri e la campagna ci diranno se tutto funziona!

É stata una bella passeggiata, in compagnia di amici cavalieri, io ho montato Pioggia che fino all’ultimo ci ha fatto mettere in dubbio la sua presenza in Lungavia per un risentimento ad un posteriore che solo ultimamente è migliorato, mi sentivo emozionato con quel basto alla lunghina praticamente carico per fare il giro del mondo mentre eravamo solo nei campi dietro casa! Già, fra pochi giorni davvero si parte ed anche se non proprio il mondo la strada che
ci aspetta ci renderà ugualmente liberi!

 

Solo tre settimane

Solo tre settimane e poi si parte per l’avventura.

Finalmente sono riuscito a dare una struttura a questo nostro “diario di viaggio” virtuale ed essendo partito da zero sono contento del risultato.

Per il resto però siamo ancora indietro, non é stato fatto un test finale di someggio con tutta l’attrezzatura, manca un’elemento cruciale che sono i picchetti del recinto elettrico portatile, non é stato fatto l’impacchettamento completo del materiale. Insomma ci sarà ancora da lavorare.