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21 Giugno 2006

Per i nostalgici e anche per riprendere in mano in maniera compiuta il diario della prima LUNGAVIA  vi propongo una “Director’s Cut” dei passaggi più emozionanti di quel meraviglioso viaggio a cavallo dalla Toscana alla Francia svoltosi nell’estate del 2006. Buona avventura!

Primo crinale prima paura

La giovane gestrice del rifugio Bargetana ci aveva detto che il sentiero di crinale che parte da lì (Romecchio, Le Porraie, P.sso di Pradarena intorno ai 1800m) era spesso frequentato da cavalieri della zona, certo i crinali montani non sono proprio adatti ai cavalieri che, se possono, preferiscono i più lunghi ma più sicuri sentieri a mezza costa, ma ormai era qualche settimana che viaggiavamo e di montagne ne avevamo viste come mai nella nostra vita, quindi decidemmo che era giunto il momento di provare ad alzare il tiro anche perchè prima o pi ci sarebbe toccato per forza.

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Iniziamo la tappa su di un bel sentierino frizzante, a destra e
a sinistra come tappeto sul pendio, i più bei mirtilleti che  avessi mai visto, l’intera montagna ne era ricoperta.

Si usciva e si entrava nel bosco di faggio, la strada saliva giudiziosa e noi dietro di lei,  eravamo allegri perché il tempo era bello e il panorama perfetto. La formazione era quella tipo: Clara montava Favilla poi la piccola Malaika a lunghina, dietro noi, il grosso dell’artiglieria.

Buontempo mi apparve subito un po’ appannato (il giorno prima aveva fatto con la “gioventù” uno spettacolo sul pascolo del
rifugio di cui spero di avere il tempo di scrivere) lo sentii incespicare un paio di volte, non era da lui, il sentiero però saliva deciso e spettacolare, la situazione  era sotto controllo e noi sempre sorridenti.

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Giungemmo ad un piccolo passo: sulla sinistra le Apuane con la loro livrea nevosa anche d’estate, dall’altra parte l’Appennino
Emiliano con il suo Parco del Gigante.
C’era un segnale a terra non leggibile, Clara aveva già imboccato la lingua di sentiero serpentino sulla sinistra, sembrava un taglio di lama sulla costa del monte ripidissimo e sommerso dai mirtilli, le era sembrato quello più logico. Io arrivai da dietro e fui colto da un forte dubbio, mi fermai dove c’era giusto lo spazio per i piedini di Hispalis e per un segnalino di legno rotto; chiamai Clara, srotolai la carta, c’era vento, e mi resi conto che girarsi sul quel sentiero era diventato quantomeno impegnativo, però mi seduceva il sentierino
sulla sinistra, lei fece girare il cavallo faccia a monte, l’animale soffrì per lo sforzo e scivolò un poco, accompagnato da un grido
di vertigine di Clara che riuscì comunque a tornare verso di
noi. L’atmosfera si era fatta tesa, ora niente più sorrisi nel renderci conto di essere in una trappola d’altezza dove, imboccato l’aereo sentiero, puoi solo andare avanti!

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Il sentiero buono era quello fra i mirtilli, quello di Clara e Favilla. Saliammo decisi, la terra lasciò in breve il posto alle pietre, insidiose, dolorose, il panorama si trasformò in ansietà d’altezza, si susseguirono passaggi dove speravo solo che tutti mettessero bene i piedi, poi il sentiero rasoio insidioso pericoloso fece un giro intorno a un crostone. Era la sommità delle Porraie (1800),  la carovana doveva passare proprio lì dietro, la vertigine mi assalì, passai
in apnea su di un paio di grossi massi, non pensavo a niente non pensavo né a Clara né ai cavalli, avevo smesso di percepire le minime sollecitazioni della lunghina, pensavo solo agli zoccoli della mia cavalla bianca pesanti come le pietre del monte.

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Poi sentì la corda di Buontempo scivolarmi fra le dita come un lampo ardente, fu un incubo, non poteva essere vero, mi voltai di scatto e lo vidi cadere nel vuoto… solo le ginocchia sul minuscolo sentiero.
Un rantolo uscì dalla mia bocca, travestito da voce, non ebbi neanche il tempo di fotografare con gli occhi la situazione che lui si dette un colpo di reni prodigioso e con tutta la bardatura si trovò nuovamente al sicuro sul sentiero. Clara si voltò, lì per lì non capì, anche se la  mia voce aveva il tono della disperazione, vide il puledro già al sicuro ma ugualmente sbalzò di sella e, su di un minuscolo spiazzo aereo, mise in sicurezza Favilla Bukara e Ispalis, visto che io ero visibilmente scosso. Buontempo arrivò  con la sua lunghina penzoloni, aveva un paio di ferite evidenti ai posteriori. Mi ero spaventato orribilmente!

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Il resto della giornata fu più tranquillo ma un grosso ramo di faggio cresciuto orizzontale a mezz’altezza a fondosentiero che ho dovuto segare ci dette la certezza definitiva che da un bel po’ di tempo nessun cavallo frequentava quel crinale!

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Per la cronaca al rifugio di sotto il gestore fece un vago riferimento a un cavallo morto su quel crinale qualche anno prima e al fatto che da allora nessuno lo faceva più, preferendo la più lunga ma più comoda ippovia a mezzacosta.
Un’ampia fontana intagliata in un tronco con acqua gelata ci dette la possibilità di medicare adeguatamente il povero Buontempino che fu  bravo come al solito, poi un’oretta e mezza di buon sentiero largo e comodo per arrivare al Passo del Lupo 1400m dove comunque arrivammo presto (17.30) e, anche se non sarà  il passo più bello dell’Appennino, aveva pascolo a sufficienza per quattro cavalli e un po’ di legna per un fuocherello pacificatore!

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Riccardo M. Bruno