Torraccia – Monteriggioni

Partire dalla Torraccia mi ha lasciato addosso quell’ansia di quando si lascia un posto sicuro per rimettersi nell’incertezza del cammino. Per fortuna la giornata è bella, variano i panorami dai boschi di castagno alle umide zone fra le valli, con le chiuse, i canali e i campi di erba medica.

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La carovana segue la Via Francigena, noi spesso a piedi. Amelie, tosta, con il basto, Morgan e Pioggia che si fanno tirare.
La Nina è automatica! Dopo un avvio difficile che quasi le costa il posto in Lungavia, la nostra canina nera, fra i quadrupedi, si è dimostrata in assoluto la più in gamba!
È qualche giorno ormai che siamo in viaggio e anche noi bipedi         abbiamo preso ritmo. Marlene è un grillo, con le sue zampine e le ghette, in salita va più veloce di tutti. Amelie vorrebbe stare nel gruppo di testa e mi si affianca impaziente a dirmi ‘muoviti, sei lento’! In compenso Morgan e Pioggia vorrebbero prendersela con calma, lui per flemma caratteriale e lei per mangiare ogni momento!
È incredibile Pioggia, è l’unica che in questa Lungavia ha preso peso. Ha fatto un culo da vera cavalla da trekking, ora le ci vorrebbe la testa di Amelie e potremmo andare in Cina per la via della Seta!

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A San Miniato un ragazzo ci disse che conosceva un allevatore a Monteriggioni  che sicuramente ci avrebbe ospitato. Ci è sembrato un segno delle stelle quando, studiando la sosta notturna, siamo      capitati proprio all’allevamento Taddei.
La tenuta è fra campi di terra rossissima, con sullo sfondo le mura di Monteriggioni. Uno scenario che sarebbe da favola se la follia tutta italiana non avesse permesso che in questo panorama da cartolina trovassero posto in prima fila, una mega istallazione per l’allevamento intensivo dei polli e una grande zona industriale!
A ‘esaltazione’ della bellezza e, ovviamente, del turismo!

La lunga notte del topo

Già dal sentiero erboso ci accolgono Elisa , la sua bimba Melissa, undici anni, vispa e chiacchierina, e tre cagnolini festanti.
Qui hanno cavalli per lo più Maremmani e ce ne sono molti in piccoli branchi nei paddock elettrici accanto alle scuderie. Sono molto belli con le loro masse nere, all’imbrunire.
Dopo i lavori di routine, sistemati i cavalli in un grande paddock accanto ai loro nuovi compagni, ci ritiriamo nella camera della club house che, anche se non a 5 stelle, offre un tetto sicuro e un lettone dove srotolare i nostri sacchi a pelo.

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Inviate le foto per il blog, finalmente mi stendo orizzontale e mi sto godendo la sensazione di riposo delle mie gambe pesanti di cammino, quando l’orecchio infallibile di Marlene avverte un leggero rumore, come uno sgranocchiare sottile. Un topo! esclama parandosi sul letto ed inchiodando il malcapitato con la torcia elettrica.
Il sorcio c’è. È uno di quei tipini da granaio che si trovano in tutte le scuderie, fastidioso e innocuo ma non per Marlene, che vede in quegli occhietti il mostro assassino. Beh, l’impertinente roditore ha provato tutta la notte ad entrare nelle nostre bisacce alla ricerca qualche tesoro, ha corso sù e giù noncurante della guardia attenta di Marlene dallo sguardo assatanato!
Ho resistito per condivisione fino alle tre del mattino, poi esausto, ho smesso di dare il mio supporto alla ‘guardia’ non prima di aver          assistito a diversi agguati falliti dell’ormai isterica Marlene, armata di scarpa da trekking numero 43 come d’un bazooka!
La caccia è stata ovviamente infruttuosa e nonostante l’estremo pericolo, impavida di fronte al mostro, gli ha tenuto testa fino all’alba, prima di soccombere distrutta tra le braccia di Morfeo.
Il topo ha vinto per sfinimento del prode avversario.

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Sosta a Torraccia

Volenti e dolenti siamo fermi!

Per prima cosa vorrei rassicurare i lungaviaggiatori: la mia gamba sta bene, anche se gonfia mi permette di camminare e di montare senza problemi e l’ematoma se ne sta andando.  Sono stato molto fortunato.
Ma veniamo a noi. Per forza di cose dobbiamo prenderci una pausa e fare una fermata per risistemare il recinto elettrico che i cavalli hanno distrutto, e questo non è un problema da poco.
La buona notizia è che la Torraccia è il luogo ideale per restare.
La bellezza di questa casa e queste terre l’ho già descritta ma quello che più conta è raccontare della gentilezza delle persone che ci hanno accolto, ognuno è una storia affascinante e fuori dal comune, e ci hanno conquistato da subito.

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I padroni di casa Donatella e Stefano con la loro piccola Margherita hanno veramente condiviso con noi momenti e pensieri, mettendoci a disposizione qualunque cosa avessimo bisogno.
E poi Maurizio, Bruno, Maria, Mariza, pieni di garbo e interesse per la nostra avventura. Maria è piccolina, ha degli incredibili occhi color del cielo intensi come il suo sorriso. Ci ha accolto dicendo che un unicorno bianco (Amelie!) stamattina brucava  “nel tempio” e ci ha lasciati partire con una lacrima di dolcezza.
Maurizio si è prodigato per cercarci una macchina (una Fiat pick-up che tanto ha ricordato la mia vecchia adorabile Uno!) che prontamente i padroni di casa ci hanno prestato per  scendere a Colle Val d’Elsa. In una bella selleria in centro abbiamo trovato picchetti e filo,  nonché tutta una serie di piccolezze che ci servivano.
Con i materiali nuovi di pacca siamo tornati fra i boschi e le vigne, nel silenzio amico, fra gente dal cuore aperto.
Siamo loro molto grati perché, senza l’aiuto e l’appoggio che ci hanno dato, sarebbe stato molto più difficile proseguire la Lungavia.
I loro volti sono parte di questa nostra storia e il loro calore resterà nei nostri cuori fra i ricordi più belli.

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Spesso la riuscita di un viaggio dipende dagli incontri che si fanno, dallo scambio reciproco di quell’umanità che è ormai difficile trovare nella formalità frettolosa della folla. Se non ci si ferma un momento, se non ci si guarda negli occhi, se ognuno di noi rimane chiuso nel proprio guscio, come si può condividere la gioia di un incontro, l’emozione di un paesaggio, la dolcezza di un sentimento?
In questa Lungavia emergono le sensazioni già provate nei miei precedenti viaggi e mi sento di giorno in giorno più vero, vicino alla madre terra, all’essenza delle cose.
Forse non troverò risposte ma il porsi domande non è di per sé una risposta?

Bien, siamo di nuovo pronti, domani si parte ed è un bene perché questo posto è come il canto delle sirene di Ulisse e se rimaniamo un altro po’ rischiamo di non ripartire!

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